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Urbanistica: Oggioni a pm, torri per scatoloni inquinati è rigenerazione non abusi Milano, 11 feb. (LaPresse) - Trasformare uno "scatolone inquinato" in una torre che riduce il "consumo di suolo" a elevata efficienza e "risparmio energetico" con "più verde che prima non c'era" e "parcheggi" per Milano non è un abuso edilizio ma "rigenerazione urbana" e "innovazione" che stata fatta attraverso il "costruire sul costruito". Per questo è stata favorita "al massimo" la "ristrutturazione", anche con Scia, di edifici di uno o due piani da trasformare in torri di 80 o 90 metri, perché citando Camilleri e 'La forma dell'acqua' "l'urbanistica è l'acqua e a parità di acqua possiamo avere molte forme". Compare in Tribunale per la prima volta e si difende a 360 gradi Giovanni Oggioni, definito dalla Procura di Milano in più provvedimenti come il "regista" di "un'organizzazione parallela" al Comune in edilizia e la "cerniera tra pubblico e privato, apertamente a favore di quest'ultimo" dentro a un "sistema di illegalità" basato sui "conflitti di interesse" per aggirare le norme urbanistiche nazionali. L'ex direttore dello Sportello unico edilizia e vice presidente della Commissione paesaggio depone come imputato di concorso in abusi edilizi e lottizzazione e abusiva al processo per la Torre Milano di via Stresa, il primo dei grattacieli della città che lo ha visto destinatario di un avviso di garanzia a cui ne sono seguiti un'altra decina e che andrà a sentenza entro maggio In più passaggi si lascia andare a metafore e battute. Quando la pm Marina Petruzzella gli chiede se la torre di Piazza Carbonari abbia prodotto più verde risponde secco: "Sì" e chiarisce di riferirsi al verde "interno all'ambito" dell'intervento. "Non verde pubblico?", la replica dell'accusa. "Io dico sempre che il lombrico non lo sa se il verde è pubblico o privato". Nel merito il 69enne è accusato per la circolare dirigenziale firmata con il collega Franco Zinna nel maggio 2018 con cui sono stati equiparati il permesso di costruire alla Scia 'pesante', introdotta 2 anni prima dalla riforma Madia. Sul punto è lapidario: "Io non ho istruito la pratica" di Torre Milano e "alcun ruolo nella creazione del titolo edilizio", così come "non ero nella commissione paesaggio" che si è espressa 4 volte sul progetto dei costruttori Rusconi e "non ho scritto la determina", ma "l'ho solo vistata" in quanto dirigente dell'ufficio.
L'architetto, ex segretario dell'ordine professionale di Milano, difende non solo se stesso ma tutti i suoi ex funzionari (3 quelli in questo processo) che hanno "rispettato pedissequamente delle norme che ora ci dicono essere sbagliate": quelle del Pgt di Milano, che fissava l'obbligo di piano attuativo, lo strumento urbanistico con cui tarare la necessità di nuovi servizi pubblici sulle aree, solo sopra i 15mila metri quadrati di superficie. Regola che aveva avuto il "parere di legittimità" di segreteria generale del Comune, avvocatura, Direzione generale perché Palazzo Marino ha equiparato con il proprio Piano dei Servizi la dotazione di "standard" (appunto servizi e aree pubbliche) alla categoria più "alta" di costruzione, che si tratti di uffici, residenze, terziario, industriale. Per questo, secondo l'imputato, assistito dagli avvocati Francesco Moramarco e Corrado Limentani, trasformare un edificio di due piani di uffici dismessi in una torre di 24 piani a residenze nuova ed efficiente è uno "scarico urbanistico", non un "carico". Ammette che queste prese scelte urbanistiche hanno comportato la necessità di costruire edifici in altezza ben superiori a 25 metri (limite per cui scatta l'obbligo di piano attuativo secondo le leggi nazionali del 1942 e 1967), ma afferma di aver "avvertito i consiglieri comunali" che quelle regole le avevano votate alla luce delle "proteste" di cittadini e comitati che andavano moltiplicandosi. "Se non avessero voluto ancora edifici alti non avrebbero dovuto far altro che inserire questa modifica nel Piano di governo del territorio", dice ricordano il contenuto di un'audizione in commissione
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Urbanistica: Oggioni a pm, torri per scatoloni inquinati è rigenerazione non abusi-2- Milano, 11 feb. (LaPresse) - L'ex direttore dello Sportello unico edilizia torna a utilizzare metafore e similitudini per spiegare perché Milano abbia prediletto il sistema delle monetizzazioni degli standard, cioè la prassi con cui costruttori pagano in base a tabelle predefinite, con valori al metro quadrato che per anni non sono stati aggiornati, piuttosto che cedere gratis aree dove realizzare servizi di interesse generale: "Il bisogno dei Comuni non sono certo le aree ma la moneta". Sull'ultima accusa alla Torre Milano, quella di aver recuperato volumi abusivi di scantinati e seminterrati e averli spostati in altezza ai piani superiori, grazie a una legge di Regione Lombardia, e contro una delibera dello stesso consiglio comunale di Milano che vincolava al recupero ma dove i locali già si trovavano. Circa 1.200 metri quadrati di superfici che, alla data del progetto, sarebbero state riconosciute come spazi a uso mense, centro di gestione dati ed ex uffici Regione Lombardia e quindi recuperabili ma soprattutto, segnala Oggioni, in una zona assoggetta a "vincolo idrogeologico: quell'area di Milano che va da Bresso a Porta Garibaldi. Lì la "delibera non si applica perché se arriva un'alluvione e qualcuno muore all'interno allora è un processo penale vero", conclude con una stoccata alla Procura. CRO NG01 flo/lca 111428 FEB 26
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Urbanistica: scontro a processo Torre Milano, pm deposita chat di altra indagine
Urbanistica: scontro a processo Torre Milano, pm deposita chat di altra indagine Milano, 11 feb. (LaPresse) - Nuovo scontro fra la Procura di Milano e le difese di costruttori e architetti, accusati di abusi edilizi al processo 'Torre Milano' di via Stresa. In quella che doveva essere l'ultima udienza, prima di requisitoria e arringhe, la pm Marina Petruzzella ha depositato come "indagini integrative" una memoria e una consulenza tecnico-informatica sui cellulari e personal computer sequestrati all'ex direttore dello Sportello unico edilizia, Giovanni Oggioni, ma in un diverso procedimento penale e in un'altra indagine. Si tratta del fascicolo che vede accusati di falso e false dichiarazioni i componenti delle ultime due commissioni i paesaggio di Milano, perquisiti il 7 novembre 2024 quando le indagini sul grattacielo di Piazza Carbonari erano chiuse da 11 mesi e si era in attesa della decisione del gup Teresa De Pascale per il rinvio a giudizio degli imputati. Un fascicolo che poi si è evoluto con contestazioni di corruzione a Oggioni per 180mila euro di consulenze prestate all'associazione delle imprese edili Assimpredil-Ance, e di depistaggio con il sospetto che abbia tentato di cancellare cartelle dai propri dispositivi e dal cloud dopo i sequestri della guardia di finanza. Le difese degli 8 imputati, con gli avvocati Federico Papa, Michele Bencini, Giovanni Brambilla Pisoni, Eugenio Bono, Massimiliano Diodà, Fabio Todarello, Francesco Moramarco, Gian Luigi Tizzoni, hanno fatto presente di aver ricevuto l'avviso di deposito lunedì e di non aver potuto estrarre alcuna "copia forense" per problemi tecnici delle cancellerie del Tribunale. Allo stesso tempo hanno annunciato alla presidente della settima sezione penale, Paola Braggion, che si opporranno all'ingresso in un processo per abusi edilizi (che sono contravvenzioni) di mail, chat o comunicazioni riservate acquisite in un'indagine successiva di quasi un anno, con altre ipotesi di reato. La giudice ha dichiarato inammissibili le domande che vertevano su queste accuse durante l'esame di Oggioni che ha però voluto rispondere lo stesso in aula. Ha affermato di aver avuto un incarico di consulenza "remunerato" da Assimpredil-Ance dopo la pensione nel 2021 e, sul depistaggio, ha aggiunto sì di aver avuto sul suo pc una cartella intitolata 'Torre Stresa' (di cui la Procura sostiene il tentativo di cancellazione) ma che conteneva "gli atti di difesa" relativi alla notifica delle indagini preliminari arrivata 11 mesi prima. La questione verrà risolta alla prossima udienza del 23 febbraio, quando i difensori avranno avuto modo di guardare la documentazione e la copia forense. CRO LOM flo/lca 111439 FEB 26